senza tetto e povertà

La voce a chi non ce l’ha: i senza tetto di Roma protagonisti di “racCONTAMI 2014”

Ogni volta che vado al supermercato, lo trovo lì, seduto in silenzio vicino alle porte scorrevoli che si aprono e chiudono senza sosta, mentre le persone gli passano accanto, quasi senza vederlo. Indossa strati di abiti uno sopra l’altro, un vecchio cappello marrone, calzettoni di spugna usurati. Ha oltre cinquant’anni di età e il volto provato di chi, da tempo, vive da randagio: la strada, d’altronde, è la sua casa. Mi sembra di conoscerlo da sempre: lo vedo girare nel quartiere fin dai tempi in cui andavo a scuola. Qualcuno vocifera che abbia un passato da nobile in Polonia, caduto poi in miseria per motivi familiari, e che abbia abbracciato la vita di strada per scelta. Ma, a dire il vero, nessuno sa molto della sua storia e lui non è un tipo di molte parole.

E così, quando sono venuta a conoscenza dell’iniziativa “racCONTAMI 2014”, il primo censimento completo dei senza tetto sul territorio di Roma Capitale, il pensiero è andato subito a quel signore dai tratti somatici dell’est che vive dalle mie parti. Il progetto coinvolge più di mille volontari, che da ieri sera fino a domani notte contano e incontrano le persone che dormono tra strada e dormitori.

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«L’idea nasce nel 2008 a Milano grazie alle borse Riccardo Faini, si sposta a Torino nel 2010, per poi far ritorno di nuovo a Milano un anno fa, nel 2013», mi racconta Chiara Serra, ricercatrice della Fondazione Debenedetti e promotrice del progetto accanto a Michela Braga, docente di Economia presso l’Università Bocconi di Milano. «L’obiettivo primario è raccogliere dati non solo quantitativi, ma anche e soprattutto qualitativi su una popolazione generalmente invisibile alle statistiche. Vogliamo capire le dinamiche, le caratteristiche e i bisogni di questo fenomeno. In Italia, le uniche politiche mirate a questa popolazione sono di tipo assistenziale ed emergenziale. Dati scientificamente attendibili servono a pensare interventi tesi a prevenire o a intervenire nelle fasi iniziali del processo di esclusione sociale».

Partecipano all’iniziativa le associazioni che si occupano del fenomeno, la rete del privato sociale e gli enti di protezione civile, nonché tanti volontari alla prima esperienza, che hanno risposto entusiasticamente all’appello. E anche io sono tra questi.
«Le uniche vere competenze richieste sono una buona dose di flessibilità e la predisposizione al contatto con coloro che vivono situazioni di forte disagio», continua Chiara Serra. «Essenziale sarà la partecipazione di chi ha competenze di protezione civile e di chi conosce la realtà di strada in tutte le sue sfaccettature».

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La rilevazione, accolta favorevolmente dal sindaco Ignazio Marino, prevede sia il conteggio dei senza dimora che dormono in strada e nei dormitori su tutto il territorio di Roma Capitale, sia questionari che rimarranno assolutamente anonimi. Tra una tazza di caffè caldo e una sigaretta, i volontari proveranno a oltrepassare il muro dell’indifferenza ed entreranno per tre notti nella vita dei senza dimora, facendo emergere passati sommersi, stili di vita, cause e abitudini. E forse anche quel signore silenzioso, che vive per le strade del mio quartiere e dorme in una macchina abbandonata, avrà voglia per una sera di far sentire la sua voce.

Vanessa Cappella

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