Iniquo compenso: la battaglia dei giornalisti scende in piazza

Dimissioni immediate del segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi e di tutti i componenti della giunta esecutiva Fnsi. Lo chiedono i giornalisti e le giornaliste riuniti davanti alla sede della Federazione durante la manifestazione #StopFnsi contro l’accordo sul lavoro autonomo – ribattezzato“iniquo compenso”   – e il contratto truffa sottoscritti senza alcuna consultazione.

Accordi che legalizzano lo sfruttamento e retribuzione da fame dei giornalisti autonomi e sanciscono per contratto l’esercizio dilettantistico della professione, infliggendo un colpo mortale alla dignità dei lavoratori e alla libertà di stampa.
Durante il sit in, una delegazione dei giornalisti, tessere alla mano, ha fatto irruzione nella sede del sindacato, chiedendo spiegazioni alla giunta riunita. Esprimiamo rammarico per gli attacchi personali che il segretario Siddi continua a rivolgere nei confronti di alcuni colleghi che esprimono dissenso verso le sue scelte.
Ci impegniamo a lottare perché i 120 milioni fondi che il Governo ha annunciato di voler stanziare per le assunzioni nei giornali non siano destinati ai contratti di apprendistato che pongono un limite di età che pregiudica un’intera generazione di precari.

 

Questo il comunicato, approvato all’unanimità dai presenti dopo la manifestazione di stamattina, tenutasi davanti e dentro la sede della FNSI a Roma. Una giornata in cui, per la prima volta, i giornalisti italiani hanno aspramente manifestato contro il sindacato che dovrebbe tutelarne i diritti e salvaguardarne la dignità, svenduta invece, senza scrupoli e con tanta arroganza, agli editori con l’avallo del governo.

Un’arroganza manifestata chiaramente anche contro la delegazione di giornalisti che, nel portare le proprie ragioni alla dirigenza FNSI, ha ricevuto intimidazioni totalmente fuori luogo (e a questo proposito va la mia solidarietà totale al collega Ciro Pellegrino di Fanpage.it). Ma a sconcertarmi, in tutto questo, è anche un’altra cosa: il silenzio paradossale di molti colleghi che in piazza non c’erano. Il silenzio delle maggiori agenzie nel battere il comunicato (solo TMNews e Redattore Sociale hanno dato spazio alla notizia). Il silenzio dei telegiornali nazionali (sembrerebbe – ma sottolineo il condizionale non avendolo potuto vedere – che solo il Tg1 abbia mandato una breve durante l’edizione delle 13.30). Tra i “big” presenti fisicamente per fare cronaca della giornata, solo Repubblica TV e Il Fatto Quotidiano.

Dove siete, tutti quanti? La battaglia che stamattina abbiamo portato in piazza, e che di certo non si ferma qui, non è un capriccio di quattro sparuti precari, ma un vero e proprio e GROSSO problema che coinvolge non solo migliaia e migliaia di giornalisti freelance, senza contratto, costretti a fare tre lavori per arrivare a fine mese, ma la libertà di informazione tutta. Con un contratto del genere, secondo cui – lo ricordo per i distratti – sarebbero un equo compenso 20 euro ad articolo pubblicato su quotidiano cartaceo e 6 euro su web, si compie veramente un assassinio della professione.

Può dirsi libero un giornalista che vive al di sotto del livello di povertà? Può dirsi in grado di seguire inchieste, informare davvero, se quello che percepisce non basta nemmeno a coprire le spese? Il problema riguarda tanto il nostro futuro professionale, quanto il diritto di TUTTI i cittadini a essere correttamente informati. Sarebbe molto importante, a mio avviso, che anche coloro che giornalisti non sono, ma che tengono a un’informazione LIBERA da compromessi e ricatti, ci affianchino in questa battaglia. Una battaglia che ha molto a che vedere con la tutela di quel barlume di democrazia che ancora ci rimane.

No Comments

Post A Comment