Il tempo tra poesia e allegoria

 Quanto più sguscia obliquo
il sole su queste strade
ogni cortile ha strane

battaglie, con ingenue grida.

Nel tocco delle campane
c’è ancora qualche sapore
del giubiloso soggiorno;
ma se mi passa accanto
un ragazzo, nel soffio
della sua bocca sento
quant’è labile il fiato
del giorno.

(Fine di Giorno, Giorgio Caproni)

Eccoci qui, all’ultimo giorno di questo 2014. “Fine di Giorno” di Giorgio Caproni mi è sembrata una bella allegoria per salutare un altro capitolo temporale delle nostre vite; ve ne propongo una libera e personale interpretazione.

Un’ambientazione di borgo viene scelta per i bagliori di luce che illuminano sempre, seppur di sbieco, le battaglie più cupe o inusuali della nostra esistenza quotidiana, nei cortili delle nostre giornate talvolta arrancanti, talvolta fluide, laddove nella voce e nelle nostre grida si cela un’ingenuità profonda, residuo del bisogno primigenio di rimanere bambini, al di là delle esigenze della società adulta.

Un sapore, quello dell’infanzia e dei giorni spensierati, che ritorna tra le labbra all’echeggiare di quei richiami, le campane, che un tempo scandivano i rituali delle giornate di festa.

E mentre, a occhi chiusi, rivivono le immagini, i suoni, i sapori di un tempo andato, mentre siamo immersi a ricordare e a vivere nella mente ciò che non c’è più o ancora non è arrivato, il giorno continua a contare i suoi minuti, fino a volgere al suo termine, senza che ce ne accorgiamo, leggero come il respiro di un ragazzo che passa al nostro fianco e ci riporta al momento attuale. Vivere l’attimo presente è sempre ciò che risulta difficile, per tutti. Presi da nostalgie del passato o da ansie per il futuro, ci dimentichiamo che nel frattempo le lancette dell’orologio continuano a ticchettare, un secondo dopo l’altro, inevitabilmente inesorabili.

Il mio augurio per il nuovo anno è riuscire sempre a cavalcare quella lancetta, assaporando davvero ciò che l’esistenza può portarci se solo accettiamo di viverla nel profondo dell’attimo presente. Riuscendo a fermarci, almeno ogni tanto, a contemplare il Bello anche in ciò che di più semplice può incrociare la nostra strada e che troppo spesso, presi dalla nostra corsa frenetica all’inseguimento di un tempo perduto in partenza, dimentichiamo di degnare anche di un solo, semplice, importante sguardo.

Buon 2015 a tutti voi!

La fotografia in copertina è il Lungarno di Firenze, da me scattata sul finire di una bella giornata del 2013

Vanessa Cappella
info@pennainquieta.it
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